Caccia. Non vogliamo una Toscana rosso sangue: l’audiovideo della manifestazione

Lanciamo un appello a tutte le cittadine e i cittadini, perché la battaglia contro la caccia non è banalizzabile in un campagna «animalista». È una battaglia per i diritti civili, per il rispetto dei diritti costituzionali: per il diritto dell’Italia a ricostruire un progetto di sviluppo sostenibile che parta dal rispetto per la vita, la democrazia e le comunità.
È soprattutto una battaglia che può essere vinta soltanto se quell’80% di italiani che si dichiara contrario alla caccia è pronto a diventare protagonista di una nuova fase politica.

Era il 3 giugno del 1990 quando gli italiani furono chiamati alle urne per il referendum radicale contro la caccia.
Oggi, a distanza di 26 anni, vogliamo rimettere in discussione tutta la normativa venatoria in Italia. Vogliamo soprattutto mettere in discussione l’insostenibilità della caccia, non solo sotto un profilo etico, quanto su un piano ambientale, sanitario, economico e sociale.
Quando si parla di caccia, immediatamente il nostro pensiero va ai 150 milioni di animali che ogni anno vengono sterminati per il “divertimento” di una minoranza: queste sono certamente le vittime più visibili della caccia. Poi ci sono le vittime invisibili e inconsapevoli. E siamo tutti noi.
In sole 55 giornate effettive di caccia, vengono sversati nei suoli e nelle acque 17mila tonnellate di piombo, 510 tonnellate di antimonio, 85 di arsenico; 300 milioni di cartucce che producono 6mila tonnellate di plastica disperse nell’ambiente. Sostanze tossiche che entrano nella catena alimentare e che ritroviamo nei cibi e nell’acqua.
La caccia produce un morto e due feriti ogni giornata venatoria, in gran parte cacciatori, ma anche passanti, agricoltori, turisti: e perfino bambini. Nella stagione venatoria appena conclusa, si contano 40 morti e 85 feriti: 3 di questi, minori (un bambino di 4 anni, uno di 12, uno di 15).
Incalcolabili i danni all’agricoltura e al turismo: danni alle colture provocati dai cacciatori e dai ripopolamenti pagati con i soldi di tutti per il divertimento dei pochi; riduzione delle presenze nelle strutture turistiche durante la stagione venatoria.
Tutto questo, ogni anno, in sole 55 giornate effettive di caccia.
80% è il numero di italiani si dichiara contrario alla caccia e, crediamo, che la volontà popolare dovrebbe essere rispettata. Invece siamo di fronte ad una folle deregolamentazione della materia venatoria: una morsa a tenaglia che si basa sull’allentamento delle tutele delle aree protette a livello nazionale e sulla deregolamentazione regionale. La Toscana, attraverso la Legge Remaschi, è capofila di questa nuova fase, prevedendo la caccia tutto l’anno su tre anni, anche nelle aree protette, l’ingresso nelle aree tutelate attraverso veicoli a motore e l’introduzione di armi a lunga gittata.

La nostra Costituzione tutela il patrimonio artistico e culturale, il diritto alla salute, il diritto all’impresa e alla proprietà, il diritto alla sicurezza.
La caccia non è un diritto costituzionale.
E allora riprendiamoci i nostri diritti e diciamo BASTA CACCIA!

Per questo rivolgiamo un appello a tutti i cittadini a sostenerci. Diciamo le cose come stanno. I cacciatori hanno partiti e giornali, hanno i soldi dello Stato, dell’industria delle armi (e della guerra): noi abbiamo solo la forza delle nostre idee e delle nostre gambe, la speranza e la convinzione che il nostro paese possa tornare a crescere e progredire soltanto attraverso il rispetto della vita e la valorizzazione sostenibile del suo straordinario patrimonio ambientale, storico e artistico. E, in questo, abbiamo la convinzione che l’Italia possa cambiare se, in tutti i settori, la politica torna a garantire il bene pubblico e non i privilegi di casta: dai cacciatori ai petrolieri, dai palazzinari agli speculatori. L’ambiente non è “res nullius”, ma “res communis”: è la base materiale della democrazia e la scarsa qualità ambientale e di vita del nostro paese dipende proprio dalla sua bassa qualità democratica.
Ma per fare questo, dobbiamo organizzarci con molta forza sui diritti civili, l’insieme dei diritti civili e l’ecologia è strettamente legata al primo – fondamentale – diritto: cioè quello alla vita e alla sua qualità.
Se continueremo ad arrangiarci per i fatti nostri, senza pretendere più niente da chi eleggiamo e dalle nostre istituzioni, non facciamo un gran favore né a noi stessi, né alle istituzioni, né al nostro Paese. E invece dobbiamo far sentire alla politica il fiato sul collo, costringerla a comprendere che contiamo, che vogliamo contare.
In altre parole, dobbiamo tornare ad essere cittadini: a comportarci e prendere di essere trattati come tali. Sulla caccia, così come su una politica energetica nuova, umana e pacifica, per un nuovo modello di agricoltura che rispetti la Terra, le persone e i territori, una nuova urbanistica: noi EcoRadicali ci siamo e ti chiediamo di sostenerci perché più saremo, più potremo fare.

1 Comment

  1. Rosaria. Eduardo

    3 aprile 2016 at 19:09

    BASTA CACCIARE IN TOSCANA

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