Beni confiscati alle mafie e sviluppo sostenibile del territorio

Beni confiscati alle mafie: oltre 13mila tra terreni, immobili, imprese. Potrebbero fare la differenza nel rilanciare l’economia e contrastare la povertà

Beni confiscati alle mafie: oltre 13mila tra terreni, immobili, imprese. Potrebbero fare la differenza nel rilanciare l’economia e contrastare la povertà

La crisi continua a mordere e il tasso di povertà assoluta è triplicato in pochi anni. Eppure stiamo perdendo l’occasione storica di fare dei beni confiscati alle mafie dei veri e propri assets per rilanciare cultura, turismo, agricoltura. Avremmo la possibilità concreta di porre le basi per uno sviluppo durevole fondato sulla sostenibilità sociale ed ecologica.
La legge 109/96 ha introdotto nell’ordinamento italiano il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia a scopi sociali. Beni come il Nuovo Cinema Aquila, sul cui futuro però una parola definitiva sembra ancora lontana dall’essere scritta. Non si tratta di un caso isolato: la gran parte dei beni non è assegnato, o è sottoutilizzato. Il passaggio di competenze a una specifica Agenzia nazionale che si occupa della gestione dei beni confiscati non ha fatto seguito una congrua dotazione di mezzi sia operativi che giuridici idonei
ad un efficiente funzionamento. A questo va aggiunto che l’Italia non ha voluto aderire – se non parzialmente e con gravissimo ritardo – al Mandato di confisca europeo, un meccanismo che permette ad un Paese di emettere un decreto di confisca di un bene che si trova in un altro Paese, il quale a sua volta lo esegue con una procedura automatica. Lo Stato non conosce neanche la reale consistenza economica di questi beni.
Delle potenzialità della legge 109/96 ne parliamo sull’ultimo numero de La Fiera dell’Est. Il più importante giornale periodico del quadrante est di Roma ha voluto dedicare un’ampia intervista a Fabrizio Cianci, Segretario degli EcoRadicali – Associazione Radicale Ecologista.
Nell’intervista si mettono in luce le contraddizioni e i ritardi nella gestione di questi beni.  Eppure, se  utilizzati in modo razionale, potrebbero fare la differenza sia nell’offerta di servizi sociali integrati che come luoghi di imprenditorialità innovativa.
Il testo dell’intervista è consultabile al seguente link.

6 Comments

  1. Maria Vittoria Vanin

    20 ottobre 2016 at 17:29

    Puntuali e precisi come sempre.

  2. Maria Vittoria Vanin

    20 ottobre 2016 at 17:31

    Condivido totalmente. Abbiamo un patrimonio sterminato da valorizzare. Questa dovrebbe essere la priorità della politica.

  3. il nostro paese si impoverisce proprio perché non siamo capaci di prenderci cura del nostro paese.

  4. numeri da brivido

  5. Lessi tempo fa che l’agenzia beni confiscati rischiava addirittura la chiusura per mancanza di fondi e addetti. Invece di dare finti bonus per comprare voti, bisognerebbe far funzionare le istituzioni. In ogni caso, ottima intervista!

  6. Diana Pistelli

    20 ottobre 2016 at 21:25

    Aumentano i provvedimenti, ma solo il 4% è assegnato ai nuovi beneficiari. Davvero basita

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