Giornata della Memoria 2017

Stiamo andando verso la Shoah dell'intero Pianeta: i muri e fili spinati non ci salveranno.

Stiamo andando verso la Shoah dell’intero Pianeta: i muri e fili spinati non ci salveranno.

Settantadue anni fa, il 27 gennaio del 1945, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Il mondo conobbe l’Olocausto, lo sterminio nazista di circa 15 milioni di persone in pochi anni, tra cui 6 milioni di ebrei, di entrambi i sessi e di tutte le età.
Forse, quella della Shoah è una storia che molti si annoiano ad ascoltare. Eppure ci riguarda incredibilmente da vicino: ci cambia la vita ogni giorno. Molto più di quel che pensiamo.

L’Olocausto È a tutti gli effetti la nostra dimensione esistenziale. Esso è nelle alluvioni di migranti, nei moderni campi di concentramento che si moltiplicano intorno e sin dentro l’Europa.
Come la follia nazista generò l’Olocausto, oggi il mito della crescita infinita alimenta nuovi olocausti. È la folle pretesa di una crescita infinita di merci, di transazioni: di popolazione da sfruttare come schiavi o docili produttori/consumatori in un Pianeta che infinito non è. Tutto questo è la causa di guerre per le risorse, di fame o malnutrizione per oltre 2 miliardi di persone.
Anche oggi, esattamente come sotto il nazifascismo, facciamo finta di non sapere. Non vogliamo vedere. Ma, a differenza di settant’anni fa, questa volta stiamo combattendo una guerra contro noi stessi. La posta in gioco è la vita del’intero Pianeta.

Si erigono muri e si stendono fili spinati: è la stessa civiltà occidentale che si sta auto-confinando in un campo di concentramento.

Questo non deve apparire come una mancanza di rispetto verso i 15 milioni della Shoah. Questo non è un parlar d’altro. Al contrario, la mancanza di rispetto sta nella ignavia dell’ignorante e nella retorica corrotta di quanti hanno mezzi e strumenti culturali per avvertire – per informare – e invece non lo fanno.
Abbiamo quindi tutto da imparare: moltissimo su cui ancora riflettere sul significato profondo della Giornata della Memoria, che può avere un senso solo se profondamente vissuta al presente.

Possiamo sapere dove andare, solo sapendo da dove veniamo.

2 Comments

  1. Marcello Alessio

    16 febbraio 2017 at 15:54

    forse non si può parlare genericamente di “civiltà occidentale”. Inclino a pensare che la civiltà sia una, quella umana, e ogni ulteriore qualificazione (geografica, storica etc.) finisca per essere riduttiva o peggio. In particolare diffido del concetto di “occidente”, perché, al di là del significato geografico, la parola ha assunto una connotazione dapprima politica, poi etno-culturale che mi appare decisamente negativo.

  2. Marcello Alessio

    16 febbraio 2017 at 15:56

    il mio commento è qui sopra (e attende di essere “moderato”…auguri!)

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